Storia A.N.C. di Lecco

Cenni storici sulla Sezione ANC di Lecco
Era il 1964, anno centocinquantesimo di fondazione dell’Arma dei Carabinieri. Molto probabilmente
sull’entusiasmo della celebrazione, con la grande manifestazione di Giugno all’aeroporto romano dell’Urbe,
resa storica anche da una diretta Rai tv, allora insolita ed eccezionale, che “Nostalgici” lecchesi dagli
argentei alamari decisero di dar vita ad una sezione di congedati, fieri di aver militato nella Benemerita,
fedele nei secoli.
Qualche vecchio documento, tra l’altro, confermava che una sezione o gruppo di Carabinieri in congedo,
era già stato attivata a metà anni ’30, ma tutto si era dissolto nel periodo lungo e tragico della seconda
guerra mondiale ‘40/’45.
L’anima della costituzione fu l’allora comandante del Corpo di Polizia Municipale di Lecco, capitano
Sebastiano Masia, giunto nella città manzoniana nella primavera del 1963, dopo una notevole militanza
nell’Arma, iniziata non ancora ventenne con i primi reparti entrati in Torino liberata, nella primavera 1945.
Gli stessi vigili urbani di Lecco avevano nelle loro file diversi Carabinieri in congedo. Come non ricordare
Angelo Blaseotto, che concluse la carriera con il grado di maresciallo. Gli ideatori della sezione trovarono
subito l’entusiastico appoggio del magistrato Arcangelo Miceli. Appoggi vennero pure dalla caserma di
corso Martiri, dal comando di compagnia a quello si stazione, dove c’era il “maresciallo” Giuseppe
Lavecchia, esempio di quelle “colonne” che hanno fatto la storia dell’Arma in mezzo alla gente.
L’ambiente favorevole, il consenso di reduci della prima e della seconda guerra mondiale, fecero bruciare le
tappe organizzative al commissario incaricato di gestire la costituzione della sezione, il comandante
Sebastiano Masia. Si giunse in tal modo alla convocazione dell’assemblea costitutiva il 7 maggio 1965. La
sezione trovava una base operativa di riferimento nell’UNUCI di Lecco, allora in via Nullo, sulla strada verso
Canottieri. L’UNICI occupava locali della caserma Sirtori, con ingresso autonomo sul fianco dell’ala lunga,
demolita nel 1994. Il riferimento UNUCI fu breve, ma quanto mai utile, la stessa UNUCI lasciò, infatti, la
caserma poco dopo tempo in quanto i locali vennero destinati all’ampliamento del settore mensa. I
Carabinieri trovarono sede nel palazzo Ghislanzoni in via Roma 52, solennemente inaugurato dal sindaco
Alessandro Rusconi il 6 dicembre 1967, nella ricorrenza annuale della festa civica di San Nicolò.
Ma torniamo alla prima assemblea costitutiva del 1965, vissuta in un clima di entusiasmo e di commozione,
fra abbracci di commilitoni ritrovati, con ricordi ben vivi intorno agli anni trascorsi con sul berretto “fiamma
che non si spegne”.
Le elezioni dell’assemblea di fondazione portarono alla nomina nel direttivo del capitano Arcangelo Miceli,
del sottotenente Sebastiano Masia, del sottotenente Francesco D’Urso, del brigadiere Pietro Airoldi,
dell’appuntato Giovanni Beolchi, del carabiniere Alfonso Chistolini, del carabiniere Fausto Pozzi, del
sottotenente Gildo Fontana, del maresciallo Gerolamo Termini.
Il procuratore della Repubblica, dr. Arcangelo Miceli, venina nominato alla presidenza, con vice Sebastiano
Masia. Gli associati avevano raggiunto il numero centoventi.
L’associazione lecchese dei Carabinieri in congedo si impone subito all’attenzione della città con una
singolare vitalità e con un richiamo alla fedeltà di valori che il boom economico, tra benessere e comodità,
aveva scosso e compromesso, in particolare tra i giovani.
Significativo è subito il riconoscimento che pervenne dalla civica amministrazione, con la consegna della
bandiera sezionale offerta dal Comune.
La cerimonia avviene in occasione della festa della’Arma, il 5 giugno 1965, nel cortile della caserma di corso
Martiri, pavesato di drappi tricolori. Dopo la messa al campo, celebrata dal prevosto di Lecco, mons. Enrico
Assi, la bandiera viene consegnata da un drappello di vigili urbani, in alta uniforme, ai rappresentanti dei
Carabinieri in congedo. Un picchetto in armi rendeva gli onori militari. Madrina della bandiera era la signora
Angela Rusconi, consorte del sindaco. Era il sindaco Alessandro Rusconi a prendere la parola per ricordare il
significato della cerimonia, omaggio all’Arma dei carabinieri, chiamata Benemerita, perché con i suoi Caduti
si è coperta di gloria in guerra ed in pace, difendendo la libertà, la serena e pacifica convivenza della gente,
delle nostre oneste e laboriose popolazioni. La capillare presenza di stazioni dell’Arma, disse sempre
Rusconi, nel territorio lecchese è un presidio di sicurezza e di fiducia, una garanzia di rispetto della legge per
il bene di tutti, un servizio prezioso per la comunità. Fanno gli onori di casa nella cerimonia della bandiera
tricolore il comandante di compagnia, capitano Vincenzo Acquafresca, ed il comandante di stazione
maresciallo Giuseppe Lavecchia. Numerose erano le autorità presenti, fra le quali la signora Maria Fusi,
presidente della sezione famiglie caduti e dispersi in guerra, che proporrà, un anno dopo, l’iniziativa per il
cinquantesimo della Vittoria nel novembre 1918: la Campana dei Caduti di tutte le guerre del Novecento.
La campana della Vittoria della Pace, “sorella” minore della storica Maria Dolens di Rovereto, trova il
sostegno dei Carabinieri on congedo, presenti in gran numero alla cerimonia di inaugurazione del 4
novembre 1968, presso il Monumento sul lungolago.
Al primo presidente Arcangelo Miceli subentra, nella primavera del 1969, il gr. uff. Alfonso Chistolini,
valtellinese di Traona, reduce della campagna di Grecia, che ha fatto servizio nell’immediato dopoguerra
nella caserma di corso Martiri. La presidenza Chistolini durerà quasi vent’anni, sino al 1988, quando il
dinamico Alfonso, classe 1919, scomparve.
Il successore di Chistolini sarà il lecchese cav. uff. Giovanni Maggi, residente a Malgrate, dove ha ricoperto
incarichi civici ed associativi. La sezione è stata, intanto dedicata alla memoria della medaglia d’oro Bruno
Castagna, giovane sottoufficiale che, nei Balcani, il 15 maggio 1942, cadde eroicamente davanti ai ribelli che
chiedevano di rinnegare la sua fedeltà alla Patria. Era nativo di Traona, in provincia di Sondrio. Alle minacce
violente dei ribelli, il vice brigadiere Bruno Castagna rispose, con esemplare coraggio e fermezza, “i
Carabinieri muoiono ma non cedono”. Sarà insignito del massimo riconoscimento al valor militare. Ogni
anno la vedova interviene alla cerimonia autunnale della Virgo Fidelis, la Madonna della Fedeltà, che in
proprio con il presidente Chistolini ha avuto valorizzazione.
Sono gli anni in cui arriva a Lecco, per la Virgo Fidelis, il generale Edoardo Palumbi, vice comandante
dell’Arma, prefetto di Genova per la lotta al terrorismo. Sono gli anni dell’amicizia con il generale Enrico
Mino, comandante generale, nativo di Esino Lario, caduto in servizio durante una ricognizione in elicottero
nei cieli di Calabria. Sono gli anni dell’amicizia con don Bruno Colombo, ora monsignore, parroco ad Esino,
poi prevosto ad Asso. È stato cappellano della sezione Carabinieri in congedo, tante volte presente alla
Virgo Fidelis.
Nel primo periodo della presidenza Chistolini c’è da sottolineare che la città di Lecco dedica una via
all’eroico brigadiere Salvo D’Acquisto, il giovane sottoufficiale medaglia d’oro, che si offre ai nazisti per
salvare la vita di ostaggi destinati a morte per rappresaglia. La cerimonia avviene nel corso delle
celebrazioni per il venticinquesimo della Liberazione. È il sindaco Alessandro Rusconi che inaugura la via di
Salvo D’Acquisto, in quartiere San Giovani, laterale di corso Monte Santo verso la scuola materna.
Con la presidenza Chistolini c’è il gemellaggio con i colleghi di Udine, nel maggio 1984. È stata una
memorabile tre giorni, dal battaglione Gorizia, alla Caserma Cascino, al monte Podgora, al sacrario di
Redipuglia, al Municipio ed al Sacrario ai Caduti di Udine.
I Carabinieri di Udine, con il compianto presidente Dino Fattori, ricambiano la visita a Lecco nel settembre
1984, accolto in Comune dal sindaco Paolo Mauri. Da Udine portano omaggi per Lecco dal sindaco del
capoluogo friulano, Angelo Candolin. Vengono consegnati dal colonnello Aldo Tonarelli, ispettore regionale
per il Friuli-Venezia Giulia dei Carabinieri in congedo. Rappresentano l’Arma in servizio il colonnello Chrivì,
comandante del gruppo di Como, ed il maresciallo Caponio, comandante la stazione di Lecco.
La presidenza del cav. uff. Giovanni Maggi consolida i legami con i gemelli di Udine, ma anche con quelli di
Fossano e di altre sezioni dell’Arma nella vicina provincia di Bergamo. Maggi è presidente mentre la sezione
ha sede nei locali di palazzo Flack, nella centralissima piazza Garibladi, dove i Carabinieri vennero nel
maggio 1983, ancora con la presidenza Chisrolini. I soci in quel periodo erano saliti a 375. Con il presidente
Chistolini, c’erano il vice Giovanni Russo Alesi, i consiglieri Snider, Bettini, Maggi, Alfieri, Canovi, Bissichini e
Burato. Segretario della sezione divenne, nel 1983, il maresciallo cav. Mario Canevaro, che avevano appena
lasciato l’Arma dopo aver comandato per tanto tempo la stazione di Lecco, dopo Lavecchia, Chieppa e
prima di Caponio.
Nel 1992 per iniziativa dei soci Maurizio Faravelli, Luigi Rigamonti, Mauro Ferretti e Osvaldo Pigazzini viene
istituito il Nucleo di Protezione Civile dell’Associazione Nazionale Carabinieri sezione di Lecco che si è
distinto in diversi interventi su tutto il territorio nazionale.
Nel 1994 al Car. Maggi subentra il sottotenente Luciano Lavecchia affiancato dal Vice Presidente Maurizio
Faravelli, nel frattempo la sede della sezione viene trasferita in quartiere Pescarenico in Via Pescatori. Sotto
la Presidenza di Lavecchia. C’è il gemellaggio con i colleghi di Ferrara che durante la loro visita a Lecco
vengono ricevuti presso il Teatro Sociale dall’allora Sindaco Dott.ssa Antonella Faggi. Nel 2010 a Lavecchia
subentra l’Ing. Maurizio Faravelli che lascia la Presidenza del Nucleo a Giuseppe Disetti. Con Faravelli
diviene segretario il Cav. Maresciallo Fernando Proce.
Il consiglio è formato da: Giuseppe Fumagalli (vice Presidente), Giuseppe Disetti, Vincenzo Bonsangue,
Sergio Librizzi, Germano Merico, Massimiliano Bianchi, Roberto Roncaletti, Davide Motta.
I soci attualmente sono 308 sotto la guida di Faravelli e Disetti sia la Sezione che il Nucleo hanno un
notevole impulso ed anche le istituzioni ne apprezzano l’operato.
Ora la sede della Sezione è in Piazza Stoppani 5/C.
Il locale espone un “summit” della storia nazionale e locale dell’Arma, dalla storica carica dei Carabinieri a
cavallo, in quel di Pastrengo, nel risorgimentale 1848, sino agli elicotteri ed alle “gazzelle” dei nuclei del
pronto intervento attuale ed una divisa in alta uniforme da ufficiale donata dal Col. Mauro Masic già
Comandante la Compagnia Carabinieri di Lecco nei primi anni ‘ 90. Coloro che hanno modo di entrare nella
sede potranno scorgere, oltre a pennacchi, medaglie, diplomi, pergamene, stemmi e fregi, un filo
conduttore comune oltre il tempo con le sue continue mutazioni. E’ una fedeltà alla legge, alla gente, al
popolo che rappresenta la Patria, quella della bandiera dei tre colori, che è sempre “la più bella”. In quella
bandiera credevano i Carabinieri della carica di Pastrengo, rievocata a Giugno oltre centocinquanta anni
dopo, nel carosello della “Poncia” di Annone, con il Reggimento a cavallo di stanza a Tor di Quinto, noto al
grande pubblico per le esibizioni al concorso internazionale ippico di Piazza di Siena a Roma. In quella
credono i Carabinieri di oggi, nella fedeltà alla Repubblica ed alle sue articolazioni di democrazia e di libertà.
E ci credono quelli di ieri, i Carabinieri in congedo, che mantengono fraterni rapporti con il servizio attivo,
nella caserma di Corso Alberto, Comando Provinciale, in quartiere Pescarenico. E speriamo ci credano i
cittadini, sull’esempio dei Carabinieri, sentinelle di serena e pacifica convivenza, che anche in tempi di
comunicazione dilagante, sanno “obbedir tacendo”.

Per contattare A.N.C. Lecco o per info generali sulle nostre attività

Scrivete qui

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo